Una settimana di guerra e volatilità, rally di gas e petrolio
Sulle Borse c’è un elemento centrale che ha dominato l’umore degli investitori nell’ultima settimana: l’escalation del conflitto in Medio Oriente e il conseguente impatto sui beni energetici. L’impennata di questi ultimi (petrolio e gas) ha riacceso i timori sull’inflazione e sulla crescita economica globale.
In Europa, regione particolarmente esposta all’importazione di greggio e GNL, i listini hanno sofferto una delle peggiori settimane recenti. Lo Stoxx Europe 600 si appresta a chiudere la settimana con un calo di oltre il 4,5%, con forti vendite diffuse in banche, viaggi e settori ciclici. Performance analoga anche per il FTSE Mib 40.
La pressione, nell’attuale contesto geopolitico, è stata accentuata dai timori di un effetto stagflazione – inflazione più stagnazione – man mano che i prezzi dell’energia sono saliti come conseguenza della chiusura de facto dello stretto di Hormuz, arteria fondamentale per il commercio di petrolio e gas GNL.
Banca centrale europea. Il mercato monetario ora dà per scontato un rialzo dei tassi di 25 punti base da parte della Bce nel 2026, per via degli effetti della guerra in Iran. Solo una settimana fa le previsioni di un rialzo del costo del denaro nel corso dell’anno erano isolate e contrarie alla visione dominante sul mercato.
Negli Stati Uniti, Wall Street ha mostrato volatilità e ribassi. L’S&P 500 si avvia a chiudere la settimana in territorio negativo, ma con una perdita relativamente contenuta (-0,8%). I nuovi dati macro pubblicati oggi, che mostrano un forte calo nella crescita mensile dell’occupazione, hanno messo la Federal Reserve in una posizione difficile, poiché deve contemporaneamente affrontare le crescenti preoccupazioni sull’inflazione e il sostegno al mercato del lavoro.
In Asia, il Nikkei 225 giapponese ha chiuso la settimana con un ribasso del 4%. Il Kospi coreano ha fatto anche peggio, sfiorando il -10%.
A livello settoriale, in generale, la settimana ha messo in luce una rotazione tra asset più difensivi e quelli ciclici/tecnologici: settori come energia e difesa hanno sovra‑performato rispetto ai titoli tech e software, che hanno continuato a mostrare debolezza in un contesto di rischio percepito elevato.