Panoramica generale
L’Italia si conferma agli ultimi posti in Europa per alfabetizzazione finanziaria secondo l’OCSE 2023, con un punteggio di 53 su 100, ben al di sotto della media OCSE (63) e persino della media mondiale (60). Siamo superati anche da paesi come Romania e Spagna. Il livello di conoscenze finanziarie degli italiani resta quindi insufficiente, nonostante un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti.
Chi è più vulnerabile
Le competenze finanziarie sono particolarmente basse tra giovani, donne e persone a basso reddito. Ad esempio, tra i giovani sotto i 25 anni solo il 23,3% raggiunge la sufficienza nell’Edufin Index (almeno 60 punti su 100), mentre tra i 45-64enni la percentuale sale al 43,8%. Il divario di genere è marcato: il 50,2% degli uomini raggiunge la sufficienza contro il 30,4% delle donne. Anche il livello di reddito incide: chi guadagna meno di 20.000 euro annui ottiene in media 50,3 punti, contro i 64,8 di chi supera gli 80.000 euro.
Le competenze che mancano
Le conoscenze più carenti riguardano concetti chiave come il tasso d’interesse composto, la diversificazione del rischio e il funzionamento della previdenza integrativa. Solo il 37,1% degli italiani risponde correttamente alle domande sulla diversificazione, ben al di sotto della media globale.
Impatto sulle scelte di investimento
C’è una forte correlazione tra livello di alfabetizzazione finanziaria e scelte di investimento più consapevoli: chi risponde correttamente alle domande su pensioni e finanza ha una probabilità significativamente maggiore di aderire a fondi pensione privati o di pianificare il proprio risparmio in modo efficace. Ogni risposta esatta su temi pensionistici aumenta la probabilità di adesione a un fondo pensione del 3,7%; per le domande finanziarie l’incremento è dell’1,9%. Chi ha competenze sopra la media aderisce ai fondi pensione integrativi con una frequenza superiore del 7-10% rispetto a chi è meno preparato.
Comportamenti finanziari e consulenza
Gli italiani si distinguono per una scarsa propensione a confrontare prodotti finanziari (8,5% contro il 35,6% della Germania) e a rivolgersi a consulenti (10,3%, meno della metà della media mondiale). Questo limita la diversificazione degli investimenti e l’adozione di strumenti come la previdenza integrativa, lasciando molti esposti a rischi futuri.
Sintesi
Il quadro resta preoccupante: l’alfabetizzazione finanziaria in Italia è bassa e in peggioramento tra i più giovani, le donne e le fasce a basso reddito. Questo si traduce in scelte finanziarie meno efficienti e in una minore tutela del benessere futuro. Migliorare le competenze finanziarie, anche attraverso l’educazione scolastica e un maggiore ricorso a consulenti, è fondamentale per la sicurezza economica degli individui e delle famiglie italiane.
sz.11.06.25