
Il confronto tra i libri “Ville della provincia di Vicenza” di Renato Cevese e “Ville venete: la provincia di Vicenza” edito da Marsilio evidenzia una relazione di continuità e aggiornamento tra i due volumi.
Il libro di Renato Cevese*, pubblicato originariamente nel 1971 e poi ripubblicato da Rusconi nel 1980, è un catalogo fondamentale che ha rappresentato la base di partenza per studi successivi sulle ville vicentine.
* Renato Cevese (Vicenza, 10 giugno 1920 – Vicenza, 18 settembre 2009) è stato uno storico dell’arte, critico d’arte e storico dell’architettura italiano, considerato uno dei massimi esperti del paesaggio e della tutela del patrimonio artistico veneto.
Dopo aver conseguito il diploma in pianoforte al Conservatorio Pollini di Padova, si laureò in Lettere e ottenne il diploma in Storia dell’Arte e Biblioteconomia. Nel 1945, nell’immediato dopoguerra, iniziò la sua attività di scrittore e critico, dedicandosi con passione alla difesa delle ville venete e del patrimonio artistico regionale, promuovendo restauri rispettosi dell’armonia e della coerenza architettonica degli edifici, anche minori.
Nel 1945, subito dopo la guerra e quando la città era ancora parzialmente distrutta dai bombardamenti, Renato Cevese iniziò la sua attività di difesa del patrimonio artistico veneto, scrivendo articoli appassionati per quotidiani locali e nazionali. La sua attenzione era rivolta al restauro rispettoso della coerenza architettonica e dell’armonia degli edifici, anche minori.
Nel 1949 fondò l’associazione Amici dei Monumenti e dei Paesaggi di Vicenza, raccogliendo materiale fotografico e appellandosi all’UNESCO per la tutela del paesaggio.
Dopo aver insegnato storia dell’arte nei licei, dal 1968 per 23 anni fu docente di Storia dell’Architettura all’Università di Padova, tenendo anche conferenze in varie università europee.
Nel 1952 curò la sezione vicentina del catalogo della mostra sulle Ville Venete, che nel 1971 divenne un’opera monumentale dedicata alle ville della provincia.
Nel 1972 scrisse, con Franco Barbieri e Licisco Magagnato, la prima Guida di Vicenza, punto di riferimento per l’arte locale per oltre cinquant’anni. Per il suo impegno nella difesa delle Ville Venete ricevette la Medaglia d’Oro di benemerito della Cultura dal Ministero della Pubblica Istruzione.
Fu inoltre ideatore e protagonista di due istituzioni fondamentali per la tutela del patrimonio veneto, nate nel 1958: l’Istituto Regionale Ville Venete (IRVV) e il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio (CISA) di Vicenza, di cui fu motore scientifico e operativo fino al 1991, sviluppandone biblioteca, fototeca, corsi, seminari e rivista annuale.
Il suo principale interesse di ricerca fu Andrea Palladio, che considerava un modello classico di eccellenza architettonica e un ideale etico e civile, di cui andava orgoglioso come vicentino e liberale.
Dal 1962 fu membro dell’Accademia Olimpica di Vicenza. Nel 1973 curò una grande mostra su Palladio in Basilica Palladiana, con disegni originali portati da Londra e modelli in legno e stucco delle sue opere.
Accademico Olimpico dal 1962, insegnò per ventitré anni Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova.
La sua opera comprende centinaia di articoli, saggi, conferenze e decine di libri, che hanno lasciato un’importante eredità culturale per la tutela e la valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico di Vicenza e del Veneto.
E’ ricordato anche per il suo impegno civico e culturale, tanto da essere celebrato con iniziative e richieste di statue in suo onore, a testimonianza del profondo legame con il territorio e la comunità locale.
Renato Cevese è stato una figura centrale nella storia dell’arte veneta del Novecento, dedicando la sua vita allo studio, alla divulgazione e alla salvaguardia del patrimonio artistico e architettonico della sua terra.
Le principali opere e contributi di Renato Cevese nel campo dell’arte si distinguono per la loro ampiezza e profondità nello studio, nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio artistico e architettonico veneto, in particolare vicentino. Tra le sue opere più rilevanti si segnalano:
“L’antica chiesa di Nanto” (1953), uno dei suoi primi studi pubblicati.
La curatela della sezione dedicata alla Provincia di Vicenza nel catalogo della mostra sulle Ville Venete del 1952, che anticipò la sua monumentale opera del 1971 sulle Ville della Provincia di Vicenza.
La prima Guida di Vicenza (1972), scritta insieme a Franco Barbieri e Licisco Magagnato, punto di riferimento per la conoscenza dell’arte vicentina per oltre mezzo secolo, aggiornata nel 2004.
Numerosi saggi e articoli su temi di architettura e storia dell’arte, come il contributo alle ricerche sul Palladio e sull’architettura rinascimentale, con pubblicazioni su riviste specializzate e atti di convegni.
Studi approfonditi su monumenti e edifici storici vicentini, come la chiesa e il monastero di San Rocco, il ciclo pittorico dell’Oratorio delle Zitelle, e i palazzi Gualdo.
Il suo impegno nella difesa del paesaggio e del patrimonio artistico, fondando nel 1949 l’associazione degli Amici dei Monumenti e dei Paesaggi per Vicenza e promuovendo la tutela delle Ville Venete e del paesaggio veneto, anche attraverso appelli all’UNESCO.
Docente universitario per 23 anni di Storia dell’Architettura presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova, con attività didattica e conferenze in diverse università europee.
Il suo lavoro ha avuto un impatto duraturo sulla cultura veneta, tanto da essere celebrato con iniziative pubbliche e una statua a lui dedicata, simbolo del suo legame con il territorio e della sua importanza come storico e critico d’arte.
Renato Cevese ha lasciato un’eredità culturale significativa attraverso libri, saggi, guide, studi architettonici e un impegno costante nella tutela e valorizzazione del patrimonio artistico veneto.
Il volume Marsilio (2005), curato da 1) Donata Battilotti e coordinato da 2) Maurizio Gasparin, 3) Antonio Pra e 4) Sergio Pratali Maffei, si pone come ampliamento e aggiornamento del catalogo di Cevese, aggiungendo oltre duecento edifici e aggiornando la bibliografia specifica.
Tuttavia, a differenza del libro di Cevese, il testo Marsilio non si limita a offrire una semplice catalogazione, ma include anche saggi introduttivi che inquadrano il fenomeno delle ville nel contesto storico, culturale e industriale della provincia di Vicenza, offrendo un approccio metodologico allo studio delle fonti iconografiche.
Il volume Marsilio si caratterizza per essere un strumento operativo di base, con un intento più ampio rispetto al catalogo originario, mirando a fotografare la situazione attuale delle ville, riassumere lo stato delle conoscenze e fornire un punto di partenza per studi più approfonditi.
In sintesi, il libro di Renato Cevese è il testo storico e di riferimento originario, mentre il volume Marsilio rappresenta un aggiornamento critico e un ampliamento che integra la catalogazione con saggi e un inquadramento più ampio, rendendolo uno strumento più completo per lo studio delle ville venete nella provincia di Vicenza.
1) Donata Battillotti: I suoi interessi sono focalizzati in particolare sulla figura e sulle opere di Andrea Palladio e sull’immagine urbana e del territorio di Vicenza nel Cinquecento.
Pionieristico per gli studi di storia urbana, non solo in ambito locale, è considerato il suo volume Vicenza al tempo di Andrea Palladio attraverso i libri dell’estimo del 1563-1564 (1980), in quanto basato sullo spoglio e l’elaborazione di documenti fiscali che consentono diversi livelli di lettura: dai singoli edifici (palladiani e non) alle dinamiche immobiliari ed economiche e di distribuzione sociale e funzionale della città.
Sempre in ambito vicentino si colloca il lavoro di cura del volume sulle ville della provincia di Vicenza dell’Istituto regionale ville venete (2005), per il quale ha coordinato uno staff di ricercatori che ha catalogato oltre 650 edifici.
Costanti nel tempo sono gli studi su Palladio. Oltre a numerosi saggi, articoli, schede su singole opere, si segnalano lavori di sintesi e di sistematizzazione, come il volume Le ville di Palladio (Electa, 1990), tradotto in più lingue, la cura della nuova edizione del 1999 (pure tradotta in più lingue) della fondamentale monografia di Lionello Puppi, Andrea Palladio (Electa), con l’aggiornamento e revisione sistematica del catalogo delle opere sulla base sia di documenti inediti, sia dell’enorme mole di contributi bibliografici usciti dopo la prima edizione del 1973, e il recente Andrea Palladio (Electa, 2011).
Più recentemente gli studi palladiani si sono focalizzati su un settore poco indagato dell’attività dell’architetto cinquecentesco: i ponti, sia lignei che in muratura, con particolare attenzione agli aspetti tecnici e alla ricostruzione del cantiere.
Attualmente sta curando per il Centro Internazionale di Studi di Architettura di Vicenza il corpus dei documenti palladiani.
Altro ambito di ricerca è quello friulano, iniziato con la tesi di dottorato sulla costruzione tra XV e XVI secolo del Palazzo Comunale e la formazione dell’attuale piazza Libertà di Udine, fino al più recente studio sull’uso e le trasformazioni del “Giardin Grande” di Udine, ossia piazza Primo Maggio, durante il periodo veneziano.
Altri studi, sempre basati su materiale archivistico e grafico, riguardano le trasformazioni settecentesche del Duomo di Udine e, più in generale, l’architettura friulana del Settecento.
Per quanto concerne l’ambito toscano, le ricerche si sono indirizzate, oltre che su particolari edifici, come palazzo Uguccioni e palazzo Strozzi Nonfinito di Firenze, sugli insediamenti produttivi e commerciali sia in una realtà urbana in formazione e di connotazione cosmopolita come Livorno, sia nella Firenze del Rinascimento.
È stata responsabile scientifico delle unità di ricerca su:
“Palladio e i ponti del territorio vicentino nel Cinquecento”, nell’ambito del progetto interuniversitario “Il cantiere e l’acqua tra Rinascimento e Barocco: le macchine, i materiali, le tecniche, l’organizzazione del lavoro”, coordinato da Vittorio De Feo (finanziamento PRIN 2000);
“Comunità straniere e sviluppo urbano a Livorno nel periodo granducale”, nell’ambito del progetto interuniversitario
“Città e metropoli sovranazionali tra Europa e Mediterraneo”, coordinato da Donatella Calabi (finanziamento FIRB 2001).
Ha partecipato all’unità di ricerca dell’Università di Firenze “Sotto il segno di Mercurio. Luoghi di produzione e di commercio nella Firenze del Rinascimento”, nell’ambito del progetto interuniversitario “Il mercante patrizio. Palazzi e botteghe nell’Europa del Rinascimento”, coordinato da Donatella Calabi (finanziamento PRIN 2005).
È attualmente responsabile scientifico del progetto Interreg Italia-Slovenia 2007-2013 “Praticons. Pratiche di conservazione del patrimonio architettonico nell’area transfrontaliera Italia-Slovenia”.
2) Maurizio Gasparin è una figura di rilievo nell’ambito delle ville venete, in particolare nella provincia di Vicenza.
È noto per il suo ruolo di coordinatore in importanti pubblicazioni dedicate alle ville venete, come il libro “Ville venete: la provincia di Vicenza” pubblicato da Marsilio, che tratta l’architettura e l’arte civile del Veneto, con particolare attenzione alle ville storiche della provincia di Vicenza.
Inoltre, Gasparin ha avuto un lungo rapporto con l’Istituto Regionale per le Ville Venete, dove ha operato dal 1994 al 2006, contribuendo alla valorizzazione e promozione del patrimonio culturale delle ville venete.
Dal 2004 è anche segretario dell’Associazione Ville d’Italia, con l’obiettivo di creare un sistema di beni culturali per la promozione delle ville storiche italiane.
Attualmente, Maurizio Gasparin ricopre incarichi dirigenziali presso la Regione Veneto, tra cui quello di Segretario Generale della Programmazione e Direttore dell’Area Programmazione e Sviluppo Strategico, con sede a Venezia.
In sintesi, Maurizio Gasparin è un esperto e promotore delle ville venete, con un ruolo chiave nella documentazione, coordinamento e valorizzazione di questo patrimonio storico-artistico nella provincia di Vicenza e in tutto il Veneto.
3) Antonio Pra ha conseguito il diploma di Liceo Scientifico si è laureato in architettura con la specializzazione di restauro artistico e monumentale nell’Aprile del 1994.
In questo settore gli sono stati affidati incarichi di progetti di restauro di edifici storici molto prestigiosi. sia civili che religiosi.
Dal 2017 è responsabile per i Beni Culturali di una importante società di brokeraggio. assicurativo ed esegue Stime di Edifici Storici di grande rilievo architettonico e artistico attraverso un modello di calcolo innovativo creato dall’Università di Trieste, Dipartimento di Architettura e Ingegneria.
Classe 1965, architetto veneziano con specializzazione di restauro artistico monumentale. In questo settore gli sono stati affidati incarichi di progetti di restauro molto prestigiosi (Ville Venete, Palazzi Storici sia di tipo civile che religioso).
È stato Consigliere e Vicepresidente dell’Istituto Regionale Ville Venete (I.R.V.V) e Assessore alla Cultura e Grandi Eventi del Comune di Dolo (VE).
Con il Comitato di Promozione della Cultura e dell’Arte “Orizzonti Infiniti, di cui era Presidente, in collaborazione con il Festival Italo Marocchino, ha messo in scena, con grande successo nel Regno del Marocco, “Giulietta e Romeo The Musical” di Luca Fattoretto e Sara Righetto, attraverso un tour nel Theatre Royal di Marrakech e nel Theatre National Mohammed V della capitale Rabat.
Per tutta la sua vita ha approfondito tematiche di tipo archeologico e riguardanti le Antiche Civiltà, organizzando, tra l’altro, cicli di conferenze, mostre e rievocazioni storiche di grandissimo successo.
Assieme all’arch. Andrea Banchieri, scrive il saggio sulla genesi delle Ville Venete “Dal Castello Medioevale alla Cultura della Villa Veneta”.
4) Sergio Pratali Maffei si laurea in Architettura il 12 novembre 1986 presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, relatore il prof. Mario Dalla Costa.
Nel 1988 viene nominato cultore della materia di Restauro Architettonico presso la Facoltà di
Architettura del Politecnico di Milano (matricola E1163).
Vince il concorso di ammissione al dottorato di ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici – IV
ciclo, istituito con sede presso il Politecnico di Milano, risultando utilmente collocato al 1° posto della
graduatoria generale di merito, in data 13 aprile 1989, con il punteggio di 107/120.
Frequenta il II Corso di Perfezionamento in Restauro Architettonico, organizzato dal Dipartimento di
Scienza e Tecnica del Restauro dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, tenutosi nel periodo
25 gennaio – 9 febbraio 1991 a Venezia e Ferrara, e attivato ai sensi dell’art. 17 del D.P.R. 10/3/1982 n°162.
Nel 1990 viene nominato cultore della materia di Restauro Architettonico presso la Facoltà di Architettura dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia (matricola 7458).
Consegue il titolo di dottore di ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici in data 16.7.1993, tutor il prof. Marco Dezzi Bardeschi.
Vince il concorso per l’assegnazione di borse di studio per attività di ricerca post-dottorato presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, per il settore Conservazione dei Beni Architettonici, ai sensi dell’art. 4 della legge 30.11.1989, n. 398, con decorrenza 1.12.1994 e durata biennale.
Vince il Premio Gubbio 1993, bandito dall’Ancsa e dal Comune di Gubbio, per la “Sezione tesi di dottorato di ricerca”.
Nel 1995 viene nominato cultore della materia, Area disciplinare VII Discipline per il restauro architettonico presso il Corso di Laurea in Storia e Conservazione dei Beni Architettonici e Ambientali dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Nel 1996 vince il concorso libero per titoli ed esami a 1 posto di ricercatore universitario, per il gruppo
scientifico disciplinare H13X Restauro, presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Dal 1999 ha la titolarità del Laboratorio di Restauro Architettonico presso il Corso di Laurea in
Architettura dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia.
Nel 2001 ottiene l’idoneità al concorso per un professore associato di Restauro bandito dall’Università degli Studi di Trieste e viene successivamente chiamato presso lo stesso Ateneo (Facoltà di Architettura).
Dal 2005 è confermato nel ruolo dei professori associati di Restauro presso l’Università degli Studi di Trieste.
ATTIVITA’ SCIENTIFICA
Ha insegnato in diverse università italiane, europee, extraeuropee.
Ha scritto oltre duecento tra articoli e saggi, alcune monografie e collaborato a vari volumi dedicati alla conoscenza dell’architettura storica e al restauro architettonico, nelle sue varie declinazioni.
Collabora a riviste e testate specializzate quali: TeMa-Tempo Materia Architettura; Recupero & Conservazione; Architettura Cronache e Storia; Ananke.
Ha coordinato o collaborato a varie ricerche nel campo della catalogazione, conservazione, tutela, valorizzazione del patrimonio storico architettonico italiano ed internazionale.
Ha curato e diretto progetti di cooperazione internazionale nel campo della tutela del patrimonio culturale per l’area balcanica e in America Latina.
Ha partecipato, in qualità di relatore, a numerosi convegni nazionali e internazionali.
ATTIVITA’ PROFESSIONALE E DI CONSULENZA:
Ha diretto o collaborato alla progettazione e alla direzione lavori di restauro di importanti edifici e
complessi architettonici, tra cui:
- Ca’ Vendramin Calergi, edificio opera del Codussi a Venezia;
- Palazzo Grimani a Venezia, edificio cinquecentesco opera di Michele Sanmicheli;
- Villa Barbaro a Maser (TV) e Villa Emo a Fanzolo di Vedelago (TV), opere di Andrea Palladio;
- Fondaco dei Turchi, sede del Museo di Storia Naturale, a Venezia;
- Magazzini “Ligabue” e “Visconti” a San Basilio, nuova sede della facoltà di Arti e Design dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia e di nuove aule per Ca’ Foscari;
- Fondazione Masieri e Ala Nuova della Gipsoteca Canoviana a Possano (TV), opere di Carlo Scarpa;
- Alcuni monumenti nei paesi della ex Jugoslavia, tra i quali la moschea quattrocentesca di Prusac (Bosnia) e il monastero ortodosso, di epoca bizantina, di San Nicola (Macedonia);
- Ricostruzione del teatro La Fenice di Venezia (coordinamento progetto costruttivo in corso d’opera);
- Tempio di augusto ad Ankara (Turchia);
- Recupero e valorizzazione del sito denominato “Cava di Buscada”, intervento finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con fondi della L.R. n. 24 del 15/07/1997 “Norme per il recupero, la tutela e la valorizzazione del patrimonio archeologico industriale della Regione Friuli-Venezia Giulia”;
- Esecuzione della nuova Cittadella della Giustizia di Venezia mediante recupero dell’area dell’ex manifattura tabacchi e di alcuni edifici, nonché realizzazione di due nuovi edifici (primo stralcio);
- Revisione del Piano territoriale regionale con valenza paesaggistica della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
E’ stato responsabile tecnico-scientifico di diverse convenzioni operative per attività di consulenza tra l’Università degli Studi di Trieste e vari Enti locali o Istituzioni pubbliche, tra i quali:
- Comune di Trieste
- Comune di Erto e Casso (PN)
- Comune di Sernaglia della Battaglia (TV)
- Comune di Meduno (PN)
- Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Veneto Orientale
- Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Friuli Venezia Giulia
- Centro regionale di Catalogazione e restauro del Friuli Venezia Giulia – Villa Manin di Passariano
- Istituto Regionale per le Ville Venete
- ISP – Iuav Servizi e Progetti (poi Iuav Studi e Progetti)
- Regione autonoma Friuli Venezia Giulia
ALTRI RUOLI E QUALIFICHE ATTUALI:
Dal 1996 al 2006 è stato responsabile scientifico per la catalogazione dell’Istituto Regionale per le Ville Venete.
Dal 2000 al 2019 è stato vice-direttore nazionale del Forum Unesco Università e Patrimonio – Italia e coordinatore- responsabile per l’area balcanica.
Dal 2002 al 2012 è stato vice-direttore del Dipartimento di Progettazione Architettonica e Urbana c/o l’Università degli Studi di Trieste.
Dal 2003 è direttore del Laboratorio di Progettazione del Restauro Architettonico c/o il Dipartimento di Progettazione Architettonica e Urbana dell’Università degli Studi di Trieste.
Dal 2006 è presidente della sezione regionale del Friuli Venezia Giulia di Do.Co.Mo.Mo. (centro Internazionale per la Documentazione e la Conservazione delle architetture e dei siti del Movimento Moderno).
Dal 2013 al 2014 è stato coordinatore dei Corsi di Studio in Architettura dell’Università degli Studi di Trieste.
Dal 2014 al 2016 è stato direttore delegato del Dipartimento di Ingegneria e Architettura per il Polo di Gorizia (Università degli Studi di Trieste) Beni Culturali – SCICC dell’Università degli Studi di Trieste.
Dal 2021 è coordinatore del Centro Interdipartimentale per la Scienza e la Tecnologia applicate ai Beni Culturali – SCICC dell’Università degli Studi di Trieste.
s.z.29.06.25